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Storia della Città

La storia di una città incomincia sempre con una serie di diverse ipotesi tutte più o meno credibili e più o meno fantasiose. Anche per Cesena risposte certe non ci sono e su quei tempi lontani si può ragionare solo sulla base dei reperti archeologici rinvenuti sul territorio. Di sicuro si sa solo che lungo la vallata del Savio e nei dintorni del Garampo sono state rinvenute tracce e materiali archeologici d’insediamenti umani dell’età neolitica, dell’età del bronzo e dell’età del ferro, in un arco di secoli che va da circa 12.000 anni fa al 600 a.C. epoca in cui il cesenate fu occupato da popolazioni di origine illirica, i Viburni, dagli Umbri e dagli Etruschi il cui principe Cesennio forse diede il nome alla città. Anche sull’origine e sul significato del nome non c’è una risposta sicura: potrebbe derivare dall’etrusco Caizna, tradotto dai Romani in Caesia, l’Azzurrina, la città in alto, contro il cielo, sulla distesa delle paludi formate dalle acque del Savio, che in etrusco era chiamato Isapi, del Cesuola e del mare. Potrebbe però derivare dal termine gallico quezennou, che significa albereto, o dal latino caesa, tagliata, che fa riferimento alla presenza sul territorio di una grande selva, la silva Litana.

 

Cesena era un piccolo agglomerato in cima al colle Garampo costituito da un castrum, un accampamento fortificato, pochi edifici adibiti a servizi di carattere artigiano o commerciale e alcune aree pubbliche dove venivano convocate le assemblee, i conciliabula. La popolazione era in prevalenza formata da fabbri ferrai, carpentieri, carrettieri, vale a dire da persone che potessero offrire i loro servizi soprattutto al continuo flusso di truppe che percorrevano le vie della pianura Savio, fissavano i loro accampamenti nei pressi dell’importante incrocio che era costituito dalla Via Emilia, dal Dismano e dalla strada umbro-sarsinate e che permetteva il collegamento lungo le direttrici Ravenna - Cesena - Sarsina – Roma e Rimini – Cesena – Forlì – Bologna – Piacenza.

 

Durante tutta l’età imperiale, sembra che Cesena abbia goduto di una certa notorietà, soprattutto per la qualità dei suoi vini, * (citazione Plinio ecc.. ) ricordati dall’imperatore Augusto e dal suo amico Mecenate, ma anche per l’importanza strategica dell’incrocio tra le due grandi vie: l’Emilia e la Dismano - sarsinate, a poca distanza dalla città, anche se posto sull’altra sponda del Savio. Le successive invasioni barbariche avrebbero portato alla definitiva caduta dell’impero romano ( 476 d. C.) e Cesena, per la sua posizione geografica dovette più volte sostenere l’urto delle popolazioni barbare, lunghi assedi e devastazioni terribili.

Quasi a segnare la fine di un’epoca un evento catastrofico naturale cambia il volto della città: nell’anno 1000 il fiume Savio in piena provoca un vasto fenomeno di erosione ai piedi del colle Garampo, si mette in movimento una frana che trascina a valle parte della murata e le fortificazioni sorte nel tempo sull’antica arce romana, il castro vecchio; un poco più a valle verrà costruita una nuova fortificazione chiamata la “prima rocca vecchia”. Nell’anno Mille era Imperatore del ricostituito Sacro Romano Impero Ottone III; il territorio che comprendeva le città di Cesena, Ferrara, Forlì, Imola, Ravenna, Rimini, fino a Pesaro a sud e Bologna a nord, prese il nome di Romània, ben presto trasformato in Romagna. Il primo avvenimento di cui vale la pena parlare è la presenza a Cesena dell’imperatore Federico I Barbarossa. Salito al potere nel 1152, discende in Italia con le sue truppe.

 

Passano gli anni, tutti punteggiati da guerre, scontri, assedi contro le città vicine finché non scende in Italia Federico II, nipote del Barbarossa; Cesena si arrende al nuovo imperatore, gli consegna la “rocca”. Federico, dopo un soggiorno breve a Cesena nel 1241, ordina di abbatterla e ricostruirla, più poderosa e con più torri per ospitare il presidio imperiale. Il castello imperiale, noto come “seconda rocca vecchia” ha breve vita: ritornata Cesena sotto il Dominio della Chiesa, nel 1248 il Cardinale Ottaviano Ubaldini ordina di abbatterlo per impedire che i cesenati insorti contro di lui possano occuparlo.

Il popolo di Cesena, insofferente del governo pontificio, verso il tramonto del 12 settembre 1332 si solleva al grido di “via la chiesa” e offre la carica di prefetto a Francesco Ordelaffi che ben presto divenne podestà e incominciò una politica di conquista dei territori vicini. Passano vent’anni; dal Nord, al comando del cardinale Roberto da Ginevra, scende un poderoso esercito di soldati bretoni; sono circa quindicimila. Quando l’esercito del cardinale Roberto lascia Cesena la città è quasi interamente distrutta, oltre cinquemila dei novemila abitanti sono stati uccisi.

Il Papa Urbano VI decise di affidare la ricostruzione di Cesena ad un uomo capace, energico e leale e scelse Galeotto Malatesti di Rimini. Galeotto entra a Cesena alla fine di ottobre del 1378 e nel gennaio del 1379 incomincia la grande stagione dei Malatesta a Cesena.

 

A Galeotto, morto nel 1385 succede il figlio Andrea, detto anche Malatesta, che reggerà la città fino al 1416, per 31 anni. I risultati più importanti Andrea li ottiene sul piano edilizio e urbanistico: spiana la piazza maggiore sulla quale si affaccia il Palazzo Albornoz, oggi sede del Comune; prosegue coi lavori di completamento della nuova cattedrale; fa costruire il ponte in pietra sul fiume, dopo aver deviato il corso del Savio nel suo letto attuale.

Il 20 settembre 1416, Andrea muore. Carlo e il fratello Pandolfo reggono insieme le due città di Cesena e Rimini per un periodo di una decina d’anni. Pandolfo muore nell’ottobre del 1427, Carlo il 14 settembre 1429; non ha avuto figli maschi, ma è riuscito ad ottenere che i figli illegittimi di Pandolfo potessero succedere al padre e allo zio nelle signorie di Rimini e Cesena. A Rimini va Sigismondo Pandolfo, a Cesena Domenico Malatesta Novello, dopo la morte prematura di Galeotto Roberto nell’ottobre del 1432.

Domenico nasce a Brescia il 5 agosto 1418 da Pandolfo Malatesti e Antonia Barignani e quindi ha solo 11 anni quando diventa signore di Cesena; due anni dopo, nel 1431, ad appena tredici anni, reprime dei tumulti sorti in città per opera dei Malatesti di Pesaro che cercavano di impadronirsi sia di Rimini che di Cesena. Nel 1434 sposa Violante di Montefeltro e si impegna sia in imprese militari sia in opere di urbanistica e in attività culturali. Trascurando le imprese guerresche, a Malatesta Novello si devono attribuire le grandi opere che hanno dato a Cesena l’impronta malatestiana che ancora oggi la caratterizza nella parte storica del centro urbano. Quando il 20 novembre 1465 Malatesta Novello muore a 47 anni di età, termina per Cesena il periodo forse più importante della sua storia. La signoria dei Malatesti è durata 83 anni. La città ritorna in possesso della Chiesa e viene nominato Governatore mons Lorenzo Zane che ne prende possesso nel 1466.

 

Era papa in quegli anni Alessandro VI della famiglia dei Borgia il quale, per porre fine alle lotte inviò a Cesena suo figlio Cesare, duca di Valentinois, detto comunemente il Valentino. Cesare entra in città tra l’esultanza della popolazione il 2 agosto del 1500, proclama Cesena capitale del Ducato di Romagna. La signoria di Cesare Borgia è di breve durata: dopo la morte del padre Alessandro VI, avvenuta l’8 agosto 1503, il Valentino fu imprigionato in Castel Sant’Angelo a Roma. Cesare morirà nel 1507, il 12 di marzo, combattendo all’assedio del Castello di Viana. Non aveva ancora trent’anni. La storia del XVII secolo si chiude con l’arrivo a Cesena del cardinale Vincenzo Maria Orsini, nominato Vescovo della nostra città nel 1680. Resta a Cesena solo sei anni, ma sono densi di attività e si deve a lui l’inizio dei lavori di restauro del Duomo. Nel 1724 sarà eletto Papa col nome di Benedetto XIII e governerà la Chiesa per sei anni fino al 1730. Fu il primo dei quattro papi di cui si onora Cesena: Benedetto XIII, Pio VI, Pio VII, Pio VIII.

 

Una notizia che riempie Cesena di gioia e di grandi festeggiamenti è, nel 1775, quella dell’ elezione di G. Angelo Braschi a Papa. E’ il primo cesenate ad essere eletto alla Cattedra di S. Pietro e prende il nome di Pio VI. Il 5 marzo del 1781 il papa si fermerà in città mentre è in viaggio per Vienna. Per accoglierlo sono sparati 1500 colpi di cannone, viene progettato ed eretto il suo monumento nella facciata del Palazzo del Ridotto.

 

Incomincia l'era napoleonica e nella riorganizzazione territoriale, Cesena fa parte del dipartimento del Rubicone, che si estende per tutta la Romagna e parte delle Marche fino a Pesaro. Nel dicembre del 1799 muore il papa Pio VI, il cesenate Giovanni Angelo Braschi che ha retto la cattedra di S. Pietro per venticinque anni; era stato eletto nel 1775. Il conclave per l’elezione del nuovo pontefice si tiene a Venezia e nel marzo del 1800 a Pio VI succede un altro cesenate, Barnaba Chiaramonti, monaco benedettino al Monte che assume il nome di Pio VII. Il 23 dicembre 1813, dopo la sconfitta dei francesi a Lipsia arrivano a Cesena gli austriaci e il governo napoleonico fugge verso Ancona; dopo la sconfitta di Waterloo anche nella nostra città si sente il peso della restaurazione e, come conseguenza, si verifica il sorgere di società carbonare.

 

Nel marzo del 1829, un vecchio vescovo di Cesena, il cardinale Francesco Saverio Castiglioni fu eletto papa e prese il nome di Pio VIII. Dopo i moti del 1831 molti dei carbonari arrestati tornarono a Cesena e incominciarono ad organizzarsi contro la restaurazione pontificia. Si giunse cosi al più famoso fatto dei moti cesenati, la battaglia del Monte del 20 gennaio 1832. Il 5 dicembre 1848 Giuseppe Garibaldi entra a Cesena alla testa di quattrocento uomini della Legione romana; resta tre giorni ospite dei conti Guidi nel loro palazzo. I discorsi che pronuncia sollevano l’applauso entusiastico degli ascoltatori. Tra i seguaci di Garibaldi, spicca Eugenio Valzania che, nel 1859 occupa Cesena con i suoi compagni.

 

I Guerra Mondiale: il 24 maggio del 1915, anche dalla nostra città partono, accompagnati dalla banda, tra l’entusiasmo di tutti, i nostri soldati. Il 20 luglio Renato Serra, muore sul Podgora colpito da un cecchino nemico. Cesena offre un grande tributo di sangue alla guerra e l’elenco dei caduti campeggia sulla grande lapide posta all’ingresso del parco della Rocca che viene costituito nel 1920 e prende il nome di Parco della Rimembranza perché ogni albero piantato è dedicato alla memoria di un soldato caduto.

 

Il primo Fascio di Combattimento nasce a Cesena nel Febbraio del 1921. Nel 1929, al plebiscito voluto da Mussolini e tenutosi il 24 marzo, hanno votato 14.431 elettori su 15.190 aventi diritto; 14.415 hanno votato a favore del fascismo, 3 contro, 13 schede sono state annullate; la fascistizzazione di Cesena si è realizzata. Il 10 giugno 1940: come in tutte le piazze d’Italia, una gran folla, in Piazza Vittorio Emanuele, oggi Piazza del Popolo, ascolta il discorso radiofonico con il quale Mussolini annuncia l’entrata in guerra dell’Italia salutato dall’applauso di tutti. La notizia dell’armistizio dell’8 settembre è accolta in città dal festoso suono a distesa delle campane delle chiese, ma tedeschi e fascisti operano rastrellamenti così i gruppi politici antifascisti danno vita al Comitato di Liberazione Cesenate in collegamento col C.L.N. (Comitato di Liberazione Nazionale). Molti antifascisti e soldati in fuga dalle caserme scelgono la via dei monti e della resistenza armata. Anche la nostra città viene occupata dai primi reparti di truppe germaniche che entrano a Cesena il 13 settembre e purtroppo centinaia di migliaia di soldati italiani vengono fatti prigionieri e deportati in Germania. La mattina del 13 maggio, verso mezzogiorno, i bombardieri alleati sganciano le loro bombe sugli obiettivi importanti del centro e dei sobborghi: la stazione ferroviaria, i depositi di carburanti, le fabbriche, i ponti… Quando si dirada la polvere delle esplosioni ci si accorge che sono stati colpiti: S.Pietro, il nuovo mercato, il Cavalcavia, via dei Mulini, Ponte Abbadesse, Celincordia, S. Egidio, S. Giorgio…

 

Le vittime sono state un centinaio. Nella notte tra il 19 e il 20 ottobre si ode il rumore di un intenso traffico: sono i soldati tedeschi che si ritirano. All’alba cade su Cesena un irreale silenzio, poi nuovo rumore di carri armati: sono i primi soldati alleati che entrano in città da Porta Santi. A Cesena appena liberata, il 26 ottobre si insedia la prima giunta comunale democratica, formata dai partiti che avevano dato vita al C.L.N. (comunisti, repubblicani, socialisti, democristiani e affiliati al Partito Italiano del Lavoro). La nuova Amministrazione presieduta dal dott. Sigfrido Sozzi, aderente al PCI, fratello di Gastone, ucciso dai fascisti.