Caldari, Sughi e Cappelli, i pittori della Scuola cesenate
Luciano Caldari, Alberto Sughi e Giovanni Cappelli iniziano a lavorare nel secondo dopoguerra, prima attratti dall’espressionismo, dal cubismo e dall’astrattismo francesi poi, alla fine degli anni ’40, definitivamente conquistati dal realismo. Hanno girato l’Italia e l’Europa per studiare, lavorare ed esporre: a Parigi, Torino, Roma e Milano conoscono e condividono esperienze con molti pittori importanti, come Guttuso e De Pisis.
Quello che accomuna Caldari, Sughi e Cappelli è la concezione non retorica del mondo, un’arte realista, mai surrealista, non politicizzata, che rappresenta cioè una realtà, anche povera, comunque difficile, di cui l’artista fa sempre parte. Per questo rompono quasi subito col realismo ufficiale, più votato alla visione politica dell’arte. Il loro realismo verrà chiamato “esistenziale”.
Tra i dipinti di Alberto Sughi
(Cesena, 1928 – 2012) sono molto interessanti i cicli "Il quotidiano della felicità" (1959-1964), in cui si vede l’influenza di Francis Bacon, e "La Sera o della Riflessione" (1985-1986), sul ruolo dell’artista nel mondo contemporaneo. Sue mostre itineranti sono state ospitate al MASP di San Paolo del Brasile, all’MHN di Rio de Janeiro e presso il Teatro Nacional di Brasilia.
La pittura di Luciano Caldari (Savignano sul Rubicone FC, 1925) accosta invece il crudo realismo dei primi dipinti, in particolare i contadini e i pescatori calabresi, alla più recente concretizzazione su tela delle angosce dell’uomo contemporaneo. Caldari ha partecipato a diverse collettive, tra le quali una a Bucarest nel 1953, la Biennale di Venezia nel ‘56 e altre a Mosca, Praga, Budapest
e Sofia.
A Milano dalla fine degli anni ’50, Giovanni Cappelli (Cesena, 1923 – Busto Arsizio, 1994) affronta tematiche sociali legate alla vita metropolitana, in atmosfere cupe e opprimenti. Le stesse caratteristiche si ritrovano nella sua pittura degli anni ’70, per perdere importanza nei lavori più recenti, diversi, più contemplativi. Le sue opere sono esposte in collettive italiane al Museo Puskin di
Mosca, all’Ermitage di Leningrado, a Budapest e New York.
Diversi lavori di Caldari, Sughi e Cappelli sono conservati nella Pinacoteca Comunale di Cesena, all’ex monastero San Biagio, nel centro storico della città, in via Aldini 26.
La loro vita e le loro opere si sono incrociate con quelle di un altro artista cesenate, Ilario Fioravanti (Cesena, 1922 - Savignano sul Rubicone, 2012), architetto, scultore e pittore, la cui importanza, come quella dei tre concittadini, è riconosciuta a livello nazionale e internazionale e da critici d’arte come Vittorio Sgarbi, Giovanni Testori e Giuseppe Raimondi.
Testo: Giacomo Sacchetti
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